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SUMMARY:FELIX PEDRO - SE SOLO SI POTESSE IMMAGINARE - MERCOLEDI' 5 FEBBRAIO
DESCRIPTION:MERCOLEDI’ 5 FEBBRAIO \nProiezione unica ore 21.00 \n– \n Regia: Paolo Muran\nSceneggiatura: Giorgio Comaschi\, Paolo Muran \nRicerca storica: Claudio Busi\, Giorgio Comaschi\, Massimo Turchi \nMusica: Paolo Fresu \nInterpreti: Giorgio Comaschi\, Claudio Busi\, Massimo Turchi \nDurata: 62′ \nFelix Pedro – Se solo si potesse immaginare è una storia di oltre un secolo fa che diventa attuale poiché narra il tentativo dell’uomo di migliorare le proprie condizioni emigrando\, andando alla ricerca di fortuna in altri paesi. Molti hanno compiuto e continuano a compiere la stessa impresa\, in molti sono morti e in molti continuano a morire\, solo pochi hanno avuto o hanno la fortuna di trovare quello che cercano. Se un uomo dell’Appennino modenese nato a metà dell’Ottocento che si chiama Felice Pedroni fugge dalla miseria\, prende una nave per l’America\, diventa Felix Pedro e nel 1902 in Alaska scopre l’oro in un torrente e fonda la città di Fairbanks\, la storia prende subito i contorni del romanzo d’avventura. \n–
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SUMMARY:LA BELLE EPOQUE - MERCOLEDI' 12 FEBBRAIO
DESCRIPTION:MERCOLEDI’ 12 FEBBRAIO \nProiezione unica ore 21.00 \n– \nRegia: Nicolas Bedos \nAttori: Daniel Auteuil\, Guillaume Canet\, Doria Tillier\, Fanny Ardant\, Pierre Arditi \nGenere: Commedia \nDurata: 110 minuti \n– \nUNA MESSA IN SCENA GIOIOSA DI UN CINEMA CHE REGALA UN SORRISO PERSISTENTE ALLO SPETTATORE. \nVictor e Marianne sono sposati e ‘inversi’. Lui vorrebbe ritornare al passato\, lei andare avanti. Disegnatore disoccupato che rifiuta il presente e il digitale\, Victor è costretto a lasciare il tetto coniugale. A cacciarlo è Marianne\, psicanalista dispotica che ha bisogno di stimoli e ne trova di erotici in François\, il migliore amico di Victor. Vecchio e disilluso\, Victor accetta l’invito della Time Traveller\, una curiosa agenzia che mette in scena il passato. A dirigerla con scrupolo maniacale è Antoine\, che regala ai suoi clienti la possibilità di vivere nell’epoca prediletta grazie a sontuose scenografie e a un gruppo di attori rodati. Tutto è possibile\, bere un bicchiere con Hemingway o sparare sull’aristocrazia del XVIII secolo. Victor sceglie di rivivere il suo incontro con Marianne\, una sera di maggio del 1974 in un café di Lione (“La belle époque”). Sedotto dal fascino dell’attrice che interpreta la sua consorte a vent’anni\, Victor col passato trova il futuro. \nCon La Belle Époque arriva sullo schermo un bastimento carico di idee e di attori celebri\, una commedia nostalgica che risale il tempo e solleva lo spirito. \nNicolas Bedos\, ossessionato dal passaggio del tempo (Un amore sopra le righe)\, torna sui soggetti di predilezione: l’usura dei sentimenti e il rimpianto delle occasioni perdute. A sopportare gli oltraggi degli anni questa volta sono Fanny Ardant e Daniel Auteuil che interpretano con smalto una coppia sull’orlo di una crisi di nervi. Un uomo e una donna che da troppo tempo non condividono più niente e conducono vite parallele. Intorno a loro gravitano Guillaume Canet\, regista tirannico e nevrotico\, comme d’habitude\, e Doria Tillier\, compagna a intermittenza del personaggio di Canet che innamora il vecchio disegnatore di Auteuil. \nConvocate tutte le celebrità del cinema francese maggiore (Pierre Arditi e Denis Podalydès) e tutte le convenzioni della commedia degli equivoci\, La Belle Époque è una messa in scena gioiosa del cinema che consente a Daniel Auteuil di ritrovare l’umorismo toccante dei vecchi ruoli e a Fanny Ardant la luccicanza sentimentale dei film di Truffaut\, quella che la faceva svenire in un parcheggio dopo un bacio e le lasciava le cicatrici sui polsi perché in definitiva l’amore fa male. Convinti di non poter più stare insieme\, le loro mani allacciate nel gran finale non intendono ragione. Perché Victor e Marianne sono fatti per accendersi e le loro mani per afferrarsi. Fatti per bruciare sempre e probabilmente ferirsi ancora. \nBedos sceglie l’amore che dura e la riconciliazione di una coppia e di un uomo col suo tempo\, regalando un sorriso persistente allo spettatore e tante sorprese. Sorprese che accumula tra andate e ritorni\, recriminazioni e rievocazioni\, carezze e schiaffi. Irriducibilmente brillante e ruffiano\, l’enfant terrible della televisione (e non solo) porta sulla coppia uno sguardo tenero e fiducioso\, incalzato da repliche e battute che fanno sognare o ridere di gusto. Trascendendo i limiti del reale col suo esercito di decoratori e un senso spiccato della messa in scena\, l’autore rievoca il passato per offrire all’avvenire uno sguardo nuovo. Sguardo che contagia i suoi attori al servizio di un superbo gioco cinematografico. Sullo sfondo degli slittamenti temporali sfilano le performance di un cast virtuoso ed eclettico ma perfettamente omogeneo. \nLa forza del film non risiede solo nell’eccellenza degli interpreti ma altresì nella sceneggiatura di una precisione quasi ineccepibile\, che si destreggia coi talenti convenuti fino a concludersi sulla riconciliazione di rigore. Se Nicolas Bedos domina così bene la materia è perché il personaggio di Guillaume Canet è fondamentalmente il suo doppio. Antoine è un regista che deve accordare un ensemble di rivali e di persone che hanno in comune solo una rappresentazione (d’epoca)\, quella che devono allestire ma che minaccia sempre di volgere in catastrofe. La disposizione benevola di Bedos fa lo charme di questa commedia romantica in astinenza d’amore\, concepita come una successione di parole\, baci e lacrime legati da un ritmo sostenuto. La bella meccanica gira a pieno regime\, regalando ai suoi attori il registro di predilezione e rammentando agli spettatori che qualche volta i ‘bei vecchi tempi’ sono adesso. \nRecensione di Marzia Gandolfi \n–
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SUMMARY:IL BAMBINO E' IL MAESTRO - MERCOLEDI' 19 FEBBRAIO ORE 18.00
DESCRIPTION:MERCOLEDI’ 19 FEBBRAIO  \nProiezione unica ORE 18.00 \nin collaborazione con Coordinamento Pedagogico Distrettuale \n– \nRegia: Alexandre Mourot. \nAttori: Anny Duperey\, Christian Maréchal\, Alexandre Mourot\, Hélène Deswaerte\, Kate Short \nGenere: Documentario \nDurata: 100 minuti \n– \nIl film racconta il Metodo Montessori\, un approccio educativo che vuole celebrare e nutrire il desiderio di conoscenza di ogni bambino. \n\n\n\n\nESPLORAZIONE PROLUNGATA E PUNTUALE DEL METODO EDUCATIVO DI UNA SCIENZIATA DALLA VISIONE RIVOLUZIONARIA.\n\n\n\n\n\n\n\n\n\nDa poco diventato padre\, Alexandre si interroga su quale sia il migliore metodo educativo per la sua prima figlia. Interessandosi al metodo Montessori\, si decide a fare ricerca sul campo e posiziona la macchina da presa sui banchi della scuola Jeanne d’Arc di Roubaix\, istituto che per primo in Francia l’ha adottato. Qui segue\, una per una\, le peculiari tappe d’apprendimento di ventotto bambini\, che frequentano la classe del maestro Christian Maréchal. Tale osservazione si rivela una formidabile catena di scoperte positive e incoraggianti. La prima è che\, come sostenuto dalla famosa pedagogista\, il bambino “tende naturalmente a lavorare” e questo suo istinto va incoraggiato e favorito. Infatti mentre il suo interesse per gli enunciati orali è difficile da mantenere\, quello per l’attività manuale riesce a trattenere la sua concentrazione. \nIn questo quadro di riferimento da una parte la classe come luogo fisico si presenta come – ed è in effetti – una copia in miniatura di una casa di adulti. D’altra parte all’insegnante è richiesto di fare un passo indietro rispetto alla didattica tradizionale\, contraddistinta da una gerarchia precisa e talvolta da un eccesso di assertività\, per rendersi disponibile solo quand’è necessario e non interferire né con ricompense\, tanto meno con minacce\, nelle piccole\, grandi sfide che i piccoli scelgono di affrontare e portare a termine da soli. \nSono esercizi di vita pratica e sensoriali che l’educatrice intende come propedeutici a scrittura\, lettura e calcolo. Azioni che trovano la loro compiutezza tramite la ripetizione\, l’osservazione\, l’approccio tattile ai materiali didattici\, che fanno da strumento per la comprensione di concetti astratti (come nel caso delle lettere dell’alfabeto\, disegnate su tavolette di legno). Sulla base di queste e altre deduzioni\, Montessori sostiene in ultima analisi che la società intera abbia tutto da guadagnare dal bambino\, a patto che sia messo nelle condizioni di conquistare autonomamente la propria libertà. \nEsattamente come la neuropsichiatra teorizzò una scuola che fosse fisicamente a portata dei piccoli – nel senso delle dimensioni e del posizionamento degli arredi e dei materiali\, che siano anche in grado di trasmettere un senso di bellezza\, proporzione\, ordine\, – il regista-genitore posiziona la macchina ad altezza del banco o delle mani impegnate nelle varie azioni. Il compito di guidare lo spettatore è affidato al dispositivo della voice-over\, qui addirittura doppia: quella del regista\, che riflette su ciò che osserva\, e quella di una voce narrante che si sostituisce alla voce di Maria Montessori\, interpretando estratti dalle sue teorie. \nA catalizzare l’attenzione\, in alleggerimento di questo corposo elemento audio\, sono sempre e comunque i piani\, raccolti con grazia inusuale\, dei bambini (Mourot ha seguito un corso di formazione da educatore del metodo). Con le loro diverse età (la classe è aperta\, dai tre ai sei anni)\, differenti interessi e velocità\, tutti impegnati\, ognuno secondo le proprie capacità\, in uno sforzo commovente di costante miglioramento\, di esplorazione dello spazio e di tutto ciò che interessa loro conoscere\, testare. \nLe inquadrature fisse\, l’uso calibrato della colonna sonora (mai presente in classe ma solo in pochi momenti extra scolastici)\, il montaggio che segue e rispetta il tempo delle azioni del bambino\, sono tutte scelte indicative di un’opera che vuole essere dettagliata\, analitica rappresentazione dei comportamenti e delle reazioni dei piccoli al metodo e delle loro interazioni col maestro. In una progressione che tiene insieme e evidenzia la continuità logica tra manualità a intelligenza\, fiducia in sé ed esperienza sociale\, e in ultima analisi\, il rapporto tra queste qualità e lo sviluppo della civiltà. \nUno studio pregevole\, da mettere in dialogo con titoli come Essere e avere di Nicolas Philibert e Educazione affettiva di Federico Bondi e Clemente Bicocchi\, che ha il merito di riportare in primo piano con chiarezza le scoperte rivoluzionarie e pionieristiche e la visione del mondo di una scienziata e filosofa straordinariamente moderna. \nRecensione di Raffaella Giancristofaro
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