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SUMMARY:FESTIVAL! - RASSEGNA DI CINEMA D'AUTORE - 2° PARTE
DESCRIPTION:IL CINEMA TEATRO WALTER MAC MAZZIERI \npresenta \n “FESTIVAL” \nRASSEGNA DI CINEMA D’AUTORE \nDAL 26 GENNAIO AL 30 MARZO 2022 \nMercoledì 26 gennaio ore 21.00 \nONE SECOND \n \nGenere: drammatico \nRegia: Zhang Yimou  \nAttori: Zhang Yi\, Wei Fan\, Liu Haocun  \nOne Second\, il nuovo film di Zhang Yimou\, si presenta come un’epopea eroica che non riesce a nascondere un tributo speciale al cinema e al grande schermo. Siamo negli anni della Rivoluzione Culturale cinese\, ed è lì che la giovane vagabonda Liu Guinu ruba una pellicola cinematografica inseguita da Zhang Jiusheng\, un evaso da un campo di lavoro forzato pronto a tutto per stringerla tra le mani\, anche a costo della sua stessa libertà…  \nAutentico capolavoro epico sentimentale\, emozioni cinefile e profonde da sala cinematografica di una volta come in Nuovo cinema paradiso.  \nMercoledì 2 febbraio 21.00 \nTHE FRENCH DISPATCH \n \nGenere: commedia \nRegia: Wes Anderson \nAttori: Bill Murray\, Tilda Swinton\, Adrien Brody\, Benicio Del Toro\, Timothée Chalamet\, Léa Seydoux\, Willem Dafoe\, Owen Wilson  \nÈ morto il direttore e – per l’ultimo numero di una rivista che con lui si identificava – i migliori giornalisti danno prova della loro bravura e della loro creatività.  \nL’amore per un cinema e una cultura passate di moda (The French Dispatch è la copia del New Yorker) declinato in quattro episodi e molte cornici.  \nDisperatamente innamorato del cinema europeo e di un gruppo di attori che fanno funzione di numi tutelari\, Wes Anderson costruisce qui un suo personalissimo presepe laico e autoironico dove il suo tradizionale alfabeto minimalista trova la strada per inanellare citazioni e omaggi\, riconoscimenti e prodezze tecniche\, in nome del cinema e del suo puro piacere.  \nMercoledì 9 febbraio 21.00 \nMADRE PARALELAS \n \nGenere: drammatico \nRegia: Pedro Almodovar \nAttori: Penélope Cruz \, Milena Smit\, Rossy De Palma \nDopo aver fatto i conti con la sua storia personale\, nel precedente Dolor y gloria\, Almodóvar sente il bisogno di confrontarsi con quella collettiva. A partire dalla vicenda di due madri single che partoriscono una figlia lo stesso giorno\, legando inestricabilmente le loro sorti\, Almodóvar costruisce un elegantissimo e commovente melodramma che dal privato tocca il pubblico della storia del suo paese\, girando quello che è il suo film più esplicitamente e tradizionalmente politico. La sua è oramai un’eleganza formale e narrativa pura e limpida\, che nasce da un’apparente mancanza di ogni sforzo\, che viene fuori naturale\, per permettere che siano le emozioni a risuonare e riecheggiare fortissime. (Federico Gironi – Comingsoon.it)  \nMercoledì 16 febbraio 21.00 \nITALIA K2 \n \nGenere: documentario \nRegia: Mario Fantin \nMario Fantin\, bolognese classe 1921\, con la sua macchina da presa ha documentato le spedizioni più avventurose dirette ai quattro angoli del globo. Prima fra tutte\, la mitica conquista italiana del K2 nel 1954. Abbiamo deciso di presentare quelle immagini (poi confluite nel film Italia K2 di Marcello Baldi\, in corso di restauro) senza commento parlato accompagnandole con le musiche scritte\, all’epoca\, dal maestro Teo Usuelli\, eseguite dall’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna. Fantin effettuò tutte le riprese fino a 6560 metri\, poi fu obbligato a fermarsi e istruì gli alpinisti che poterono così documentare la parte finale della scalata. Mai in precedenza riprese cinematografiche erano state effettuate a tali quote. Il restauro restituisce tutta l’emozione alle immagini e all’impresa compiuta dagli uomini della spedizione. \nMontaggio realizzato nel 2021 a partire dalle riprese di Mario Fantin per il documentario Italia K2 di Marcello Baldi (Italia\, 1955) per gentile concessione di Club Alpino Italiano. Italia K2 di Baldi è stato restaurato dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con il Centro di Cinematografia e Cineteca del CAI e il sostegno del MiC. \nMercoledì 23 febbraio 21.00 \nQUI RIDO IO \n \nGenere: biografico  \nRegia: Mario Martone \nAttori: Toni Servillo\, Maria Nazionale\, Cristiana Dell’Anna\, Antonia Truppo\, Eduardo Scarpetta (II) \nTeatro e cinema. Storia e commedia umana. Musica…e Napoli. \nQui rido io\, «romanzo immaginario di Scarpetta e della sua tribù» è una colorata\, umorosa e ben sorvegliata sintesi degli interessi e del mestiere di un cineasta colto\, polivalente e soprattutto in ancor costante evoluzione. \nCon la biografia di Eduardo Scarpetta\, miscela di cronache vere e di fatti immaginari ma possibili\, Mario Martone non mette solo in scena la vita di un leggendario teatrante\, con tutte le tensioni e gli equilibri precari dell’esibizione sul palco\, ma ci trasporta\, senza peccati filologici e intellettualistici\, nella Napoli di fine ‘800\, effervescente di stimoli culturali. (Massimo Lastrucci – Cineforum)  \nMercoledì 2 marzo 21.00 \nARIAFERMA \n \nGenere: drammatico \nRegia: Leonardo Di Costanzo \nAttori: Toni Servillo\, Silvio Orlando\, Fabrizio Ferracane\, Salvatore Striano\, Roberto De Francesco  \nNon è un film comune nel panorama italiano Ariaferma. Anzi è proprio una gemma preziosa. \nIn questo racconto sospeso\, dentro un tempo e uno spazio quasi irreali a emergere sono temi universali della socialità\, della convivenza e dell’agire collettivo che\, a causa della struttura panottica del carcere\, risultano amplificati e diventano macroscopici.  \nEd è questo a rendere Ariaferma un film profondamente umanista\, capace di usare la metafora del carcere per ragionare sul senso collettivo dell’isolamento. Non solo quello dovuto alla pandemia cui viene facile pensare\, ma in scala più ampia all’ingabbiamento e alla reclusione come sentimenti universali. (Lorenzo Rossi – Cineforum) \nMercoledì 9 marzo 21.00 \nIL MATRIMONIO DI ROSA \n \nGenere: commedia \nRegia: Icíar Bollaín \nAttori: Candela Peña\, Sergi López\, Nathalie Poza\, Ramón Barea \nSemplice e diretto (anche grazie a un cast davvero eccellente) questa commedia riesce a raccontarci con grande verità e con ironia\, con leggerezza e al tempo stesso con estrema profondità\, la storia di una donna comune con i suoi problemi e le sue fragilità. Rosa rappresenta tutte le donne. Tutte quelle madri\, mogli\, figlie e lavoratrici troppo spesso costrette a sacrificare i propri sogni e i propri desideri per l’altro (chiunque esso sia: un marito\, un padre\, una figlia\, un datore di lavoro). Questa sorta di Bridget Jones in salsa spagnola mette in luce con le sue imperfezioni le contraddizioni di un’ultraquarantenne alla ricerca non del grande amore\, ma della propria felicità. (Giulia Lucchini – Il Cinematografo) \nMercoledì 16 marzo 21.00 \nNOWHERE SPECIAL – Una storia d’amore \n \nGenere: drammatico \nRegia: Uberto Pasolini \nAttori: James Norton\, Daniel Lamont\, Eileen O’Higgins\, Valerie O’Connor \nCon Nowhere Special Uberto Pasolini torna dopo lungo tempo alla regia per raccontarci una storia vera con i toni della malinconia e della leggerezza. Parlando di morte dirige un film che è una celebrazione della vita e dell’amore di un padre per un figlio.  \nNel cinema di Uberto Pasolini c’è sempre uno sguardo sociale\, già evidenziato con il grandissimo successo di Full Monty di cui è stato produttore. Al tempo stesso anche questo terzo lungometraggio di Pasolini\, come il precedente Still Life\, è un film non tanto sulla morte\, ma soprattutto sul tempo che resta da vivere.  \nGrande merito\, oltre che al regista\, va a Norton\, capace di un one man show sommesso\, sottratto\, che non lascia scampo tanto a lui quanto a noi.  \nMercoledì 23 marzo 21.00 \nWATERMARK – L’acqua è il bene più prezioso \n \nGenere: documentario \nRegia: Jennifer Baichwal\, Nicholas de Pencier\, Edward Burtynsky  \nDai registi di Antropocene\, uno straordinario documentario fotografico sul fondamentale ruolo che l’acqua ricopre nella formazione delle popolazioni del mondo. \nGirato in un 5K ad altissima definizione e ricco di molteplici prospettive aeree\, il film mostra come l’acqua sia l’elemento fondante che forma la terra e che soddisfa i nostri bisogni primari. In Watermark lo spettatore è immerso in questa magnifica forza della natura\, che troppo spesso però diamo per scontato. \nOgni essere vivente ha bisogno di acqua. Noi umani interagiamo con l’acqua in una miriade di modi\, numerose volte al giorno. Ma quante volte ci capita di soffermarci sulla complessità di tale interazione? E\, a meno di non averne a sufficienza\, quanto spesso pensiamo alla sua fondamentale presenza nel generare\, sostenere e arricchire la vita?  \nMercoledì 30 marzo 21.00 \nHOUSE OF GUCCI \n \nGenere: thriller\, biografico \nRegia: Ridley Scott  \nAttori: Lady Gaga\, Adam Driver\, Al Pacino\, Jared Leto\, Jeremy Irons\, Salma Hayek  \nQuando Aldo Gucci difende le copie tarocche di accessori griffati che lo stesso brand ha fatto sì che invadessero i marciapiedi\, in qualche maniera sta anche indicando una definizione precisa della poetica di Scott sin dagli esordi: “non sono copie\, sono repliche”.  \nDa Blade Runner a Tutti i soldi del mondo\, la tensione sotterranea nelle opere del cineasta è sempre quella che si agita tra originale e falso (d’autore?)\, come Baby can I hold you di Tracy Chapman\, ma nella versione di Pavarotti & Friends che chiude il film\, esplicitando definitivamente l’operazione effettuata sul linguaggio di House of Gucci\, la lingua e l’immaginario italiani di riferimento…(Sergio Sozzo – Sentieri Selvaggi) \nCon House of Gucci Ridley Scott racconta la tragica storia di una famiglia tutta italiana nel modo più americano possibile.  \nInformazioni: \nIngresso unico film: € 5\,00 (per Italia K2 ridotto soci CAI € 4\,00) \nInizio proiezione ore 21.00 \nLa prenotazione è fortemente consigliata scrivendo un messaggio whatsapp al numero 3332455578 o una mail a info@cinemateatromacmazzieri.it indicando la proiezione desiderata\, nome\, cognome e recapito telefonico.  \nI biglietti prenotati sono comunque da ritirare entro mezz’ora dall’inizio della proiezione scelta. \nLa cassa apre alle ore 20 e chiude alle ore 20.45 per consentire un ingresso alla sala ordinato e privo di assembramenti.  \nTel. 0536/304034 – info@cinemateatromacmazzieri.it – cinemateatromacmazzieri.it
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SUMMARY:THE FRENCH DISPATCH - MERCOLEDI' 2 FEBBRAIO
DESCRIPTION:MERCOLEDI’ 2 FEBBRAIO\n\nProiezione unica: ore 21.00\n\n–\n\nACQUISTA IL TUO BIGLIETTO ONLINE!\n\nPrenota inviando una mail a info@cinemateatromacmazzieri.it\n\no inviando un messaggio whatsapp al numero 3332455578\n\n–\n\nRegia: Wes Anderson.\n\ncon: Benicio Del Toro\, Adrien Brody\, Tilda Swinton\, Léa Seydoux\, Frances McDormand\n\n Genere: Commedia\, Drammatico\, Sentimentale\n\nDurata: 108 minuti\n\n–\n\nUN MONUMENTO ALLA GRAZIA CON UN FLUSSO ININTERROTTO DI DIALOGHI E UNA PARATA DI GRANDISSIMI ATTORI.\nRecensione di Marzia Gandolfi\n\nArthur Howitzer Jr.\, figlio del fondatore e proprietario del quotidiano “The Evening Sun” di Liberty (Kansas)\, ha convinto anni prima il padre a finanziare un supplemento domenicale e ha installato la redazione a Ennui-sur-Blasé. Espatriata in Francia\, “Picnic” diventa “The French Dispatch” e copre ‘con stile’ la cronaca del paese. Perché intorno alla sua scrivania\, Horowitzer Jr. ha raccolto i migliori giornalisti del suo tempo. Archeologi del quotidiano\, ‘inseguono’ su campo il soggetto che gli è stato assegnato: una contestazione studentesca che volge in idillio\, l’indagine di un commissario sulla pista dei rapitori di suo figlio\, un artista psicotico e galeotto innamorato della sua secondina\, il necrologio di Arthur Howitzer Jr\, che ha posato la penna. E l’ultimo numero sarà un’antologia di articoli\, i migliori\, dedicata a lui. Si stampi.\n\nBenvenuti nel nuovo conte di Wes Anderson\, che trasloca in Francia (il film è girato a Angoulême) con un bastimento carico di attori e un flusso ininterrotto di dialoghi.\n\nParole che diventano la musica ammaliante di un film che è gourmandise per gli occhi. Ogni inquadratura meriterebbe che ci fermassimo per cogliere tutti i dettagli che riempiono lo spazio e l’universo personale di un autore per cui il cinema è soprattutto arte pittorica.\n\nThe French Dispatch è una collezione di storie ‘adattate’ dalla gazzetta diffusa nella città immaginaria di Ennui-sur-Blasé. Un album di ‘figurine’ e figuranti nobili ma fissi. Come in un vero giornale\, i registri (cronaca nera\, necrologi\, società\, cultura\, cucina…) si succedono compulsivamente\, inciampando sul colore\, il bianco e nero\, il romanzo grafico. L’iperattività del racconto\, la sua messa in scena\, la composizione dei quadri\, la costruzione dei décor\, qualche volta si fa estenuante\, riducendo la storia a un pretesto\, perché The French Dispatch spinge il patchwork più lontano\, con le sue piccole storie incastonate\, concepite come tanti capitoli visivi\, meticolosamente realizzati a colori o a disegni animati.\n\nFilm inesauribile\, che richiede senza dubbio più visioni per riconoscere anche solo i volti delle star (americane e francesi) che appaiono il tempo di un primo piano\, The French Dispatch è l’omaggio di Wes Anderson a un mestiere che assomiglia a quello che fu il giornalismo e a un paese che assomiglia alla Francia. Piantata come una ‘casa di bambola’ al cuore di Ennui-sur-Blasé\, la sede del giornale ospita una legione di attori (Tilda Swinton\, Bill Murray\, Owen Wilson\, Benicio del Toro\, Léa Seydoux\, Mathieu Amalric\, Lyna Khoudri\, Edward Norton\, Elisabeth Moss\, Frances McDormand\, Timothée Chalamet e ancora) venuti dalle due sponde dell’Atlantico anche solo per una replica\, una battuta\, per essere un frammento o un bagliore dentro un film costruito alla gloria della carta stampata e del cinema analogico.\n\n–
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SUMMARY:MADRES PARALELAS - MERCOLEDI' 9 FEBBRAIO
DESCRIPTION:MERCOLEDI’ 9 FEBBRAIO\n\nProiezione unica: ore 21.00\n\n–\n\nACQUISTA IL TUO BIGLIETTO ONLINE!\n\nPrenota inviando una mail a info@cinemateatromacmazzieri.it\n\no inviando un messaggio whatsapp al numero 3332455578\n\n–\n\nRegia: Pedro Almodóvar\n\ncon: Rossy De Palma\, Penélope Cruz\, Milena Smit\, Aitana Sánchez-Gijón\, Israel Elejalde.\n\nGenere: Drammatico\n\nDurata: 120 minuti\n\n–\n\nIL RITRATTO GENETICO DI UNA NAZIONE IN CUI TUTTO È IN MOVIMENTO\, A COMINCIARE DALLE EMOZIONI.\nRecensione di Marzia Gandolfi\n\nCompagne di ‘gravidanza’ in una clinica di Madrid\, Janis e Ana diventano madri lo stesso giorno. Janis è una fotografa affermata\, Ana un’adolescente anonima. La nascita di due bambine crea un legame forte che evolve in maniera simmetrica. Janis ha deciso di crescere da sola la figlia che l’amante\, un antropologo forense\, non ‘riconosce’ come sua\, Ana\, ‘abbandonata’ dai genitori sempre altrove\, fa altrettanto. Ma il destino è dietro l’angolo e finirà per incontrarle di nuovo dentro una Spagna che fa i conti col passato e il DNA nazionale.\n\nCon La voce umana\, monologo di una donna respinta trasformato in una performance pop ed esplosiva\, Pedro Almodóvar sperimentava il vuoto e svuotava la sua cassetta degli attrezzi. Un gesto liberatorio che gli permette oggi di ‘costruire’ altre cose\, conservando tuttavia il suo universo\, i suoi colori accesi\, la pop art\, gli affetti speciali.\n\nRotta l’illusione del décor cinematografico\, filmando l’hangar in cui è allestito il finto appartamento di una donna alienata dalla sua passione\, un corto dopo realizza Madres Paralelas e passa al mélo critico con l’implacabile finezza politica di Douglas Sirk.\n\nNon è la legge del desiderio a muoverlo questa volta ma la legge della “Memoria histórica”\, approvata alla fine del 2007 dal Governo Zapatero per restituire a un popolo i suoi morti. Un popolo che chiede di riconoscerli e di piangerli. Un’esigenza sollecitata nel film dal personaggio di Penélope Cruz\, spinta dall’urgenza di restituire una degna sepoltura al suo bisnonno. Janis lo ha promesso a sua nonna e alla sua bambina appena nata\, perché la Memoria non ha a che fare col passato ma col presente e il futuro.\n\nAlmodóvar si muove lungo la sutura di una transizione (politica) ambigua e di un Paese mai davvero ricomposto. Senza rinunciare all’empatia prodigata ai suoi personaggi\, a interessargli visibilmente è la nativa Spagna\, a cui torna come da un esilio e che filma non più come territorio mentale\, un sogno che impasta coi colori materia proustiana\, ma come terra da scavare (letteralmente)\, riesumando i fantasmi della Guerra Civile.\n\nRitratto genetico di una nazione\, Madres Paralelas è quello che Hollywood definisce\, e mai definizione fu più luminosa\, un movie motion pictures\, immagini (emozionanti) in movimento. Una formula\, magica e chimica\, che Almodóvar applica per realizzare i suoi film più belli. Nel suo cinema tutto è movimento\, a cominciare dalle emozioni\, un’azione ‘di dentro’. In questo senso\, un melodramma è un film d’azione\, un’avventura intima da cui usciremo in lacrime\, stravolti dall’instabilità romanzesca\, le montagne russe sentimentali\, le peripezie (in)verosimili che mai come in questo film elevano la trama da foto-romanzo a tragedia (iberica). Ancora una volta è una questione di maternità. Perché la guerra sarà pure è un’affaire da uomini ma per il regista un uomo è prima di tutto un figlio.\n\nSe in Dolor y gloria Penélope Cruz era la dea protettrice e radiosa dei ricordi di infanzia\, generatrice di fiction che diventavano storie che confortano\, in Madres Paralelas è genitrice di memoria storica. Attrice familiare come Banderas\, per lei immagina un’altra madre\, disegna un fato\, pianifica un destino\, a cui la sua protagonista reagisce perché per Almodovar come per Sirk\, gli individui non smettono mai di riscrivere la loro storia\, di evolversi\, di fare ammenda\, di diventare altri\, qualche volta migliori\, qualche altra peggiori.\n\nNell’opera di Almodóvar l’identità non è mai fissa\, è forse il regista più transgender del nostro tempo\, converte cuori\, corpi e menti tracciando fluidamente il percorso che una persona deve fare per superare i pregiudizi del suo ambiente\, le proprie resistenze e ogni altra cosa sia disposta a sacrificare per non rimpiangere i suoi sogni o viceversa per rimpiangerli. Madre due volte\, della ‘sua’ bambina e di un’adolescente che non ha il ‘peso’ del trauma (150.000 cadaveri senza un nome)\, Janis è un’eroina fiammeggiante\, un impasto di colori che divora progressivamente l’oscurità\, educa le nuove generazioni\, fa il suo lutto e concepisce forse l’uomo di domani. Meglio\, la donna\, Milena Smith nuova musa almodovariana affatto almodovariana. Corpo estraneo al suo cinema\, lo era in fondo anche l’alterità incandescente di Tilda Swinton (La voce umana)\, la giovane attrice è un volto immediatamente sublime e sublimato\, che apporta una differenza e una prospettiva sul tempo presente in relazione al passato.\n\nAlmodóvar ripercorre le ‘impronte genetiche’ dei nonni della nazione\, un’azione memoriale che ripara e conferma la narrazione melodrammatica non come ‘storia d’amore’ scollata dal suo ambiente ma come qualcosa a cui pensare mentre ci meravigliamo a ogni sequenza. Come per Sirk e Fassbinder\, anche per Almodóvar il melodramma è un processo di trasmissione di senso che può parlare criticamente di un’epoca. Se le ‘corde’ del genere sono sempre catastrofiche o provvidenziali\, il destino melodrammatico è sempre politico o sociale. Madres Paralelas è tutto quello che il melodramma permette\, accordando due ‘storie’ parallele.\n\n–
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SUMMARY:ITALIA K2 - MERCOLEDI' 16 FEBBRAIO
DESCRIPTION:MERCOLEDI’ 16 FEBBRAIO\n\nProiezione unica: ore 21.00\n\n–\n\nACQUISTA IL TUO BIGLIETTO ONLINE!\n\nPER I SOCI CAI: biglietto ridotto 4€\n\nPrenota inviando una mail a info@cinemateatromacmazzieri.it\n\no inviando un messaggio whatsapp al numero 3332455578\n\n–\nAnno: 1954-2021\nPaese: Italia\nDurata: 60′\n–\n\n\nMontaggio realizzato nel 2021 a partire dalle riprese di Mario Fantin per il documentario Italia K2 di Marcello Baldi (Italia\, 1955) per gentile concessione di Club Alpino Italiano. Selezione e montaggio a cura di Andrea Meneghelli. Testi di Albino Ferrari. Italia K2 di Baldi è stato restaurato dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con il Centro di Cinematografia e Cineteca del CAI e il sostegno del MiC.\n\nMusica originale di Teo Usuelli orchestrata e adattata da Daniele Furlati per gentile concessione di Michele dall’Ongaro\, eseguita dall’Orchestrae dal Coro del Teatro Comunale di Bologna diretti da Timothy Brock\n\nMario Fantin\, bolognese classe 1921\, con la sua macchina da presa ha documentato le spedizioni più avventurose dirette ai quattro angoli del globo. Prima fra tutte\, la mitica conquista italiana del K2 nel 1954. Abbiamo deciso di presentare quelle immagini (poi confluite nel film Italia K2 di Marcello Baldi\, in corso di restauro) senza commento parlato accompagnandole con le musiche scritte\, all’epoca\, dal maestro Teo Usuelli\, eseguite dall’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna. Fantin effettuò tutte le riprese fino a 6560 metri\, poi fu obbligato a fermarsi e istruì gli alpinisti che poterono così documentare la parte finale della scalata. Mai in precedenza riprese cinematografiche erano state effettuate a tali quote. Il restauro restituisce tutta l’emozione alle immagini e all’impresa compiuta dagli uomini della spedizione. Le immagini sono così potenti che si ha la sensazione di assistere al compimento dell’ultima odissea umana sulla terra. E le riprese\, liberate dalla retorica dell’epoca\, ci fanno riscoprire lo sguardo etico di Fantin\, capace\, in condizioni impossibili\, di trovare sempre l’inquadratura giusta\, quella che ci racconta lo spirito profondo di quest’avventura\, il rapporto tra l’uomo e la natura\, la bellezza suprema delle montagne\, la sfida umana per superare i propri limiti.\n\n     \n\n 
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SUMMARY:QUI RIDO IO - MERCOLEDI' 23 FEBBRAIO
DESCRIPTION:MERCOLEDI’ 23 FEBBRAIO\n\nProiezione unica: ore 21.00\n\n–\n\nACQUISTA IL TUO BIGLIETTO ONLINE!\n\nPrenota inviando una mail a info@cinemateatromacmazzieri.it\n\no inviando un messaggio whatsapp al numero 3332455578\n\n–\n\nRegia: Mario Martone\n\ncon: Toni Servillo\, Maria Nazionale\, Cristiana Dell’Anna\, Antonia Truppo\, Eduardo Scarpetta (II).\n\n Genere: Drammatico\n\nDurata: 133 minuti\n\n–\n\nUN’OPERA AMBIZIOSA\, RESISTENTE\, TRAGICA\, DOVE LA NAPOLI DI SCARPETTA DIVENTA EMBLEMA E REPERTORIO DI TUTTE LE EMOZIONI DEL MONDO.\nRecensione di Marzia Gandolfi\n\nEduardo Scarpetta\, popolare e smisurato capocomico\, vive per il teatro e per mantenere i suoi figli. Numerosi e (il)legittimi si passano come un testimone Peppiniello\, personaggio simbolico di “Miseria e nobiltà”. Tra una sfogliatella e una scappatella\, Scarpetta crea il moderno teatro napoletano e una famiglia allargata\, un magnifico intreccio di energie e talento che cresce sul palcoscenico e incrementa nel talamo. In gioventù ha sposato Rosa De Filippo\, di cui riconosce il figlio illegittimo\, Domenico\, e con cui concepisce Vincenzo e Maria\, in segreto ha avuto una relazione con Anna\, sorellastra di Rosa\, da cui ha già avuto due figli. Ma è Luisa\, nipote di Rosa\, l’amore di cui ha più appetito e da cui nascono Titina\, Eduardo e Peppino. Mattatore che non conosce limiti e creanza\, scrive “Il figlio di Iorio” per burlarsi del D’Annunzio (“La figlia di Iorio”) ma il poeta non apprezza e lo querela. Sulla scena del tribunale dovrà vedersela con giudici e detrattori. Parodia o plagio?\n\nQui rido io è una questione di paternità\, biologica e artistica. È una questione di ‘plagio’\, illegittima appropriazione della paternità di un’opera. È ‘faccenda’\, insomma\, di vincoli affettivi ed effetti legali.\n\nMario Martone\, uomo di cinema e di teatro che si confronta ogni giorno con gli attori\, i testi e le epoche\, rintraccia la poesia semplice dell’opera di Eduardo Scarpetta e disegna il profilo del padre naturale e artistico di Titina\, Eduardo e Peppino De Filippo\, nomen nescio all’anagrafe.\n\nCoglie l’artista agli inizi del Novecento quando la sua ‘maschera’ (Felice Sciosciammocca) è in crisi e il cinema brilla di mille fuochi. Ad altezza di bambino\, il punto di vista è quello di Eduardo De Filippo\, appena promosso al ruolo di Peppiniello\, Martone osserva la sua singolare origine di figlio d’arte. Figliastro o nipote\, Eduardo chiamava ‘zio’ Eduardo Scarpetta\, che tradiva la moglie Rosa De Filippo con la nipote acquisita\, Luisa De Filippo. Da questa ingarbugliata genealogia si sarebbero ramificate due famiglie parallele\, tre figli legali da una parte (Domenico\, Vincenzo e Maria Scarpetta) e tre figli illegali dall’altra (Titina\, Eduardo e Peppino De Filippo)\, educate per incontrarsi a teatro.\n\nAlla maniera di Eduardo (De Filippo)\, Martone sposta sul piano del ‘palcoscenico’ le definizioni del rapporto di Scarpetta con i suoi figli. L’artista napoletano incarna le abitudini da patriarca dentro un film che rileva l’abuso patriarcale\, da cui nasce come un paradosso una bottega familiare e una quantità di testi e tessiture teatrali che si intrecciano\, permangono\, si ricorrono\, si trasformano\, si rigenerano fino a determinare nuove soluzioni.\n\nQui rido io tira un filo della trama misurando la propria invenzione drammatica con quel gioco combinatorio di napoletanità e respiro universale che furono le creazioni degli Scarpetta-De Filippo. A partire da Morte di un matematico napoletano\, Martone crea a ritmo lento (qui vivace con brio) un’opera cinematografica ambiziosa\, resistente\, tragica\, legata all’irredentismo della sua città natale dentro un paesaggio italiano (sempre) in ambasce.\n\nLa Napoli di Scarpetta è per Martone l’emblema di un’Italia più vasta\, il repertorio di tutte le emozioni del mondo e la lente attraverso cui analizzare a fondo il rapporto tra il singolo e la società\, tra genitori e figli. La parola canta e le canzoni declamano dentro uno spettacolo che celebra Napoli\, il suo splendore e le sue miserie\, la sua umanità irriducibile e barocca. Per una tale impresa serviva un attore-mostro\, una risata enorme\, rabelesiana. Toni Servillo vive da sempre nel mondo di Scarpetta e di De Filippo\, è lo specchio di quel mondo\, una città aperta. Come Napoli è un teatro en plein air\, dove corpo e lingua vanno insieme. Dietro al trucco interpreta un predatore sessuale che possiede e disprezza le donne\, un avventuriero prima che un padre e un marito. Sul palcoscenico è ‘Felice’\, un personaggio contenitore fuori dal tempo\, perché Scarpetta non concettualizzava\, era un pittore di emozioni non un architetto di riflessioni.\n\nMartone osserva il quadro d’epoca\, raccoglie le prove e le lascia interagire\, dando ‘na voce al segreto di Eduardo De Filippo\, che viveva la sua nascita come una vergogna\, e alla rassegnazione muta delle donne\, perennemente ingravidate\, che troveranno domani la forza di Filumena Marturano. La ‘prostituta’ che sovverte i codici borghesi e forma una famiglia dove il principio di paternità legittima perde il suo significato.\n\nA ossessionare lo Scarpetta di Martone è il desiderio di essere riconosciuto\, la volontà che “Il figlio di Iorio”\, parodia della tragedia pastorale di D’Annunzio difesa in tribunale da Benedetto Croce\, perito di parte\, venisse ‘riconosciuta’. Disattesa resta la frustrazione legittima dei figli illegittimi\, invitati a partecipare soltanto a un apprendistato artistico e professionale.\n\nFrammentato e intimo\, eccessivo e ludico\, il film tradisce più una sconfitta che una conquista\, ribadendo una relazione padre-figlio esclusivamente scenica. Qui rido io è la storia tragicomica di un capocomico-patriarca e di una compagnia di figli-nipoti\, che a turno ripetono la parte: “Scarpetta m’è pate a me”.\n\n–
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LOCATION:Cinema Teatro Mac Mazzieri\, via giardini\, 190\, Pavullo nel Frignano\, 41026\, Italia
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