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SUMMARY:Il viaggio di tartaruga Tranquilla Piepesante
DESCRIPTION:liberamente ispirato da ‘Tranquilla Piepesante’ di Michael Ende \ndi Daniele Dainelli e Giovanni Ferma \ncon Giovanni Ferma e Marina Signorini \nRegia Daniele Dainelli e Patrizia Signorini \nProduzione Compagnia Fratelli Di Taglia \nTeatro d’attore con pupazzi\, video-proiezioni e canto dal vivo  \nEtà consigliata dai 3 anni \nDurata 55 minuti \n– \nUna placida e ostinata tartaruga viene a sapere che il suo amico leone\, Re degli animali\, sta per sposarsi\, e si mette in cammino per partecipare alla festa. Lungo la strada incontra diversi animali tra cui il ragno FatimoCrocedifilo che la prende in giro per la sua lentezza\, la sua amica la chiocciola SerasadeScialucente che le sconsiglia vivamente di continuare: un viaggio simile non è roba per una creatura lenta come lei! Ma le tartarughe\, si sa\, arrivano sempre a destinazione\, e anche Tranquilla ce la farà\, dimostrando per l’ennesima volta che chi va piano va sano e va lontano. Una piccola favola contemporanea che si ispira alla tradizione classica e regala al giovane spettatore di oggi una “morale” semplice e divertente: importante in un viaggio\, come nella vita\, non è arrivare prima\, ma il viaggio stesso\, con tutti gli incontri belli o paurosi che si possono fare… Ognuno lascerà a Tranquilla un regalo che le sarà utile durante il percorso.  \nPerché vederlo:  \nin un mondo che va sempre più veloce\, la nostra tartaruga vuole raccontare che prendersi un po’ di tempo da perdere\, per soffermarsi ad ascoltare\, osservare\, conoscere\, giocare\, non è mai tempo perso! Anche se all’arrivo possono trovarsi delle sorprese! \nNOTE SULLA COMPAGNIA \nLa Compagnia è nata nel 1985 a Rimini e sin dalla sua nascita ha dato molta importanza alla produzione. Dopo i primi anni di lavoro la Compagnia ha trovato nel teatro del Clown e della Commedia dell’Arte un percorso da seguire e a cui ispirarsi. La produzione di spettacoli è principalmente rivolta all’infanzia e alla gioventù: gli spettacoli della Compagnia oltre a circuitare nel territorio provinciale sono presenti in tante rassegne regionali e nazionali.
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SUMMARY:Amore che vieni amore che vai
DESCRIPTION:Fabrizio de Andrè\, le donne e altre storie \nCristina Donà voce\, Rita Marcotulli pianoforte\, Enzo Pietropaoli basso\, Fabrizio Bosso tromba\, Javier Girotto sax\, Saverio Lanza chitarre\, Cristiano Calcagnile batteria e percussioni \n– \nUn omaggio ad uno dei più grandi musicisti italiani\, che con le sue canzoni e la sua musica ha caratterizzato un’epoca e anche dopo la sua scomparsa è rimasto nel cuore di tutti. Sette musicisti di sicuro talento e diverse esperienze hanno scelto di partecipare ad un progetto-omaggio a Faber non esclusivamente dedicato alle donne ma dando ed esse lo spazio che a loro dava Fabrizio De André. “In un angolo della memoria – sottolineano tutti insieme – molti di noi hanno protetto alcune canzoni: vuoi per ricordare l’accendersi veloce di una passione d’amore che si pensava eterna o al contrario: la sua incertezza e mutevolezza. Per ricordare personaggi tanto simbolici quanto teneri o paradossali\, romantici o beffardi. Molte di queste canzoni e di questi personaggi appartengono alla poetica di Fabrizio De André. Una poetica colta\, curiosa della vita\, attenta al mondo e alle sue ingiustizie. E in questa poetica una parte grande è dedicata alle donne. Tutte. A quelle che volano\, che piangono; che amano riamate o che vengono lasciate e diventano storie struggenti; quelle che creano il mondo\, lo amano ma vorrebbero cambiarlo per essere felici”.
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SUMMARY:Bianco su bianco
DESCRIPTION:scritto e diretto da Daniele Finzi Pasca \ncon Helena Bittencourt\, Goos Meeuwsen \nProduzione Compagnia Finzi Pasca \ncon il sostegno di: Caffè Chicco d’Oro\, Cornercard\, Fidinam\, Grand Hotel Villa Castagnola\, Helsinn – Partner Internazionale \n– \nCoproduttori: \nTeatro Sociale Bellinzona – Bellinzona Teatro \nLa Maison de la culture de Nevers et de la Nièvre \nL’Odyssée \nScène conventionnée de Périgueux \nCittà di Lugano \nCantone Ticino \nPro Helvetia \nErnst Göhner Stiftung \nSintetica – Partner per la ricerca \n– \nUno spettacolo poetico sulla fragilità degli eroi perdenti che mescola tragedia e commedia\, scritto e diretto da Daniele Finzi Pasca anche autore e regista per le Cirque du Soleil. “Dei pezzi di porcellana sul pavimento\, i letti degli ospedali\, le piastrelle del bagno in casa della nonna\, il tavolo di marmo nella macelleria\, il fazzoletto che agitava papà quando partivamo\, il tuo sorriso\, il giardino sommerso dopo una tempesta di neve\, certi silenzi\, il gesso e le bende attorno alla mia gamba rotta\, nuvole\, il nome della maestra scritto sulla lavagna\, il vestito di mia cugina che si sposa\, un bicchiere di latte\, le pagine del quaderno del primo giorno di scuola\, il camice dell’infermiera\, un fiore\, una conchiglia\, un cavallo\, la schiuma che riempie la vasca da bagno\, le pillole per dormire\, la cipria che copre il viso di noi clown\, le storie che fanno passare la paura del buio. Negli ultimi anni è come se i nostri spettacoli si fossero alimentati con il linguaggio dei sogni. Questa volta invece non chiuderemo gli occhi per trasportarci in possibili viaggi interiori\, questa volta resteremo senza dormire per un’intera notte\, una notte a occhi aperti. Non saranno sogni\, ma piccole allucinazioni\, modi per far emergere il Rosso e il Nero che si nascondono dietro il Bianco dell’immaginario di noi clowns”.  \n(Daniele Finzi Pasca)
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LOCATION:Cinema Teatro Mac Mazzieri\, via giardini\, 190\, Pavullo nel Frignano\, 41026\, Italia
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SUMMARY:La pazza della porta accanto
DESCRIPTION:di Claudio Fava \ncon Anna Foglietta\, Angelo Tosto\, Alessandra Costanzo\, Sabrina Knaflitz\, Liborio Natali\, Olga Rossi\, Cecilia Di Giuli\, Stefania Ugomari Di Blas\, Giorgia Boscarino\, Gaia Lo Vecchio \nregia Alessandro Gassmann \nProduzione Teatro Stabile di Catania – Teatro Stabile dell’Umbria \n– \nQuesta pièce non è il girone dei matti: è l’incontro imprevisto\, irriproducibile\, tra la follia e la poesia. Alda Merini entrò per la prima volta in manicomio nel 1965\, a trentaquattro anni. Lasciandosi alle spalle due figli\, un marito e alcune raccolte di poesie che l’avevano già indicata come una delle voci più creative di quegli anni. In manicomio Alda resterà\, a periodi alterni\, per quasi vent’anni. Di quel tempo interminabile restano migliaia di versi\, brevissimi\, lucidi\, sprezzanti\, innamorati. Resta la memoria livida di cosa fosse il destino dei matti nell’Italia dei manicomi: la chimica usata in dosi massicce per ottundere le menti\, le iniezioni di leptozina e di doprel fino a farti perdere definitivamente il senno\, il rito settimanale dell’elettroshock\, l’umanità pietosa di qualche medico\, il cinismo inossidabile di tutti gli altri. Ma Alda non si rassegna. Sulle cose che accadono e che le accadono trattiene uno sguardo avido\, curioso\, impietoso. La sua forza è la poesia: o meglio\, la congiunzione tra follia e poesia che in lei si fa carne\, vita\, parola\, fuga. E che le procura\, come un’ombra di adolescenza che ritorna\, perfino il silenzioso innamoramento per un matto come lei\, Pierre\, un uomo semplice\, ignaro\, puro. Finché un giorno aprono i cancelli del manicomio… \n(Claudio Fava)
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SUMMARY:Branco di scuola
DESCRIPTION:Una semplice storia di bullismo \nnarrazione teatrale tratta dal racconto “A trecento KM all’ora” di Guido Castiglia (Edizioni A. Colonnetti) \ndi e con Guido Castiglia \nmusiche di Richard David James \nProduzione NonsoloTeatro \nTeatro di narrazione \nEtà consigliata dagli 11 anni \nDurata 60 minuti \n– \nÈ la storia di un fratello e una sorella che\, in maniera diversa\, sono stretti nella morsa del bullismo reale e discriminante\, che vede nel più debole una preda da aggredire\, un bullismo costante e latente e\, a volte\, apparentemente innocuo ma psicologicamente devastante. Il racconto\, come indica il sottotitolo “una semplice storia di bullismo”\, non riconduce a fatti clamorosi di spettacolari vandalismi\, né di violenze degne di stuntman cinematografici. La storia narra\, con un linguaggio contemporaneo\, ironico e a tratti comico\, di un tradimento intimo e di un disagio crescente\, perpetrato\, in modo costante e latente\, tra i ragazzi di un liceo. Fatti che\, lontani dai clamori del richiamo mediatico\, minano\, in primis\, la dignità umana.  \nPerché vederlo:  \nla storia narra\, con un linguaggio contemporaneo ironico e\, a tratti dichiaratamente comico\, di un tradimento intimo e di un disagio crescente\, perpetrato\, in modo costante e latente\, tra i ragazzi di un liceo. Fatti che\, lontani dai clamori del richiamo mediatico\, minano\, in primis\, la dignità umana. “Il pubblico adolescente ha bisogno\, a nostro avviso\, di assistere ad esperienze teatrali che rivalorizzino il senso della “narrazione corpo a corpo”\, necessita inconsciamente di una teatralità “ravvicinata”\, dove la gestualità e la parola avvolgano lo spettatore in un rituale dal gusto “sincero\, ironico\, sacro e straordinario”.”(NonsoloTeatro) \nNOTE SULLA COMPAGNIA \nNonsoloteatro nasce a Pinerolo nel 1993 dall’incontro di competenze teatrali e organizzative consolidate. La compagnia\, diretta Guido Castiglia\, si rivolge in maniera specifica al teatro per ragazzi e la drammaturgia da cui trae nutrimento è una scrittura in grado di fondere due sguardi differenti\, adulto e infantile (o adolescenziale) attraverso una visione poetica e ironica. Lo stile comico e talvolta surreale\, peculiare di Nonsoloteatro\, nasce da un “Fare Teatro” che trova alimento e sostegno da una costante frequentazione con il pubblico al quale si rivolge.
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SUMMARY:I guai di Pulcinella
DESCRIPTION:di Marco Manchisi \nmaschere Stefano Perocco di Meduna \ncon Marco Manchisi e Santo Marino \nProduzione Associazione Culturale “Tra il dire e il fare” \nCommedia dell’arte \nEtà consigliata 6 -10 anni \nDurata 45 minuti \n– \nPulcinella\, nato mezzo uomo e mezza gallinella\, è servo di Zappalà\, padrone severo ed esigente. Combina guai su guai e sono botte. Zappalà è alla disperata ricerca dell’amata Catarinella e ordina a Pulcinella di trovarla al più presto\, altrimenti il servo pennuto finirà fritto in padella. Pulcinella ancora una volta fallisce e purtroppo per lui la padella si avvicina. Mentre Zappalà sta preparando il sughetto per condirlo\, dal mercato arriva Truffaldino\, una nuova maschera che aiuterà Pulcinella a salvarsi. Pulcinella potrà giocare così\, per una volta a fare il padrone\, sognando finalmente di volare.  \nPerché vederlo:  \nle disavventure di un Pulcinella sotto la tirannia di un padrone apparentemente senza cuore\, mostra con quanto impegno la maschera provi a scardinare quella durezza di sentimenti\, aprendo in un pubblico molto giovane una riflessione semplice contro la prepotenza\, per una fratellanza senza confini\, anche e soprattutto con chi si riconosce diverso da noi. Lo spirito fanciullesco\, ingenuo e diretto con il quale questo Pulcinella vuol far breccia nell’animo del padrone Zappalà\, permetterà ai bambini di assaporare le vicende di un servo\, attraverso gestualità e sonorità tipiche di una tradizione antica. Lo spettacolo è adatto per un pubblico a partire dai cinque anni\, ed è recitato in lingua italiana. \nNOTE SULLA COMPAGNIA \nL’Associazione Culturale Tra il dire e il fare/Compagnia La Luna nel Letto nasce nel 1992 a Ruvo di Puglia. Invertendo una tendenza generale\, i suoi fondatori decidono di operare e concentrare le proprie attività nel territorio di origine. Il lavoro con le giovani generazioni e la ricerca capillare sul territorio erano il frutto di una scelta culturale e politica precisa. Da allora le sue attività sono rivolte alla promozione e alla diffusione della cultura\, intesa come “luogo privilegiato” di ricerca e sperimentazione della musica\, del gioco\, delle arti figurative\, del teatro e della danza.
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SUMMARY:Orlando
DESCRIPTION:messo in scena e raccontato da Enrico Messina \ncollaborazione alla messa in scena Micaela Sapienza \ntratto da “HRUODLANDUS Libera Rotolata Medioevale” \ndi Enrico Messina e Alberto Nicolino \nProduzione Armamaxa Teatro \nTeatro di narrazione \nEtà consigliata dagli 11 anni \nDurata 60 minuti \n– \nCamicia bianca\, una tromba e uno sgabello: è tutto quel che serve per raccontare le vicende dei paladini di Carlo Magno e dei terribili saraceni. All’essenzialità della scena si contrappongono la ricchezza ed i colori delle immagini evocate: accampamenti\, cavalieri\, dame\, duelli\, incantagioni\, palazzi\, armature\, destrieri… Un vortice di battaglie ed inseguimenti il cui motore è sempre la passione\, vera o presunta\, per una donna\, un cavaliere\, un ideale. Reale trasporto o illusorio incantesimo? Sono solo storie. Storie senza tempo di uomini d’ogni tempo\, in cui tutto è paradosso\, iperbole\, esasperazione. \nPerché vederlo:  \nriscoprire il piacere della fabulazione e della fascinazione della parola\, il senso di ascoltare delle storie e di ascoltarle assieme ad altri. Arte un tempo assai familiare alla nostra cultura\, ormai trascurata se non del tutto dimenticata. Ecco perchè l’Orlando Furioso di Ariosto\, che proprio dall’arte dei cantastorie prese linfa per diventare alta letteratura; ed ecco perchè il travolgente racconto che ne ha fatto Italo Calvino insieme a stralci di immagini “rubate” ad altri suoi libri come “Il Cavaliere Inesistente”. Così le parole dei canti e delle ottave di Ariosto prendono nuova vita\, un po’ tradite un po’ ri-suonate\, e la narrazione avanza tra guizzi di folgorante umorismo e momenti di grande intensità\, mescolando origini\, tradizioni e dialetti. Nell’appassionante lavoro di scrittura alcuni episodi sono stati ripresi\, altri rielaborati\, altri completamente inventati. \nNOTE SULLA COMPAGNIA \nArmamaxa è parola di origine greca che vuol dire carro\, carretto. L’associazione “trasporta” i diversi progetti teatrali dei suoi componenti che si riconoscono in un teatro necessario e umano fatto di passione\, tempo e ricerca. Dal 1998 Armamaxa ha prevalentemente fondato la propria poetica sulla ricerca del legame tra oralità\, movimento\, teatro e  ricerca sociologica\, costruendo un percorso culturale e artistico fortemente legato al presente. \n(photo credit: Armamaxa)
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SUMMARY:Un bes - Antonio Ligabue
DESCRIPTION:di e con Mario Perrotta \nProduzione Teatro dell’Argine \n– \n“Un bès… Dam un bès\, uno solo! Che un giorno diventerà tutto splendido. Per me e per voi.” Provo a chiudere gli occhi e immagino: io\, così come sono\, con i miei 40 passati\, con la mia vita – quella che so di avere vissuto – ma senza un bacio. Neanche uno. Mai. Senza che le mie labbra ne abbiano incontrate altre\, anche solo sfiorate. Senza tutto il resto che è comunione di carne e di spirito\, senza neanche una carezza. Mai. E allora mi vedo – io\, così come sono – scendere per strada a elemosinarlo quel bacio\, da chiunque\, purché accada. Ecco\, questo m’interessa oggi di Antonio Ligabue: la sua solitudine\, il suo stare al margine\, anzi\, oltre il margine – oltre il confine – là dove un bacio è un sogno\, un implorare senza risposte che dura da tutta una vita. Voglio avere a che fare con l’uomo Antonio Ligabue\, con il Toni\, lo scemo del paese. Mi attrae e mi spiazza la coscienza che aveva di essere un rifiuto dell’umanità e\, al contempo\, un artista\, perché questo doppio sentire gli lacerava l’anima: l’artista sapeva di meritarlo un bacio\, ma il pazzo\, intanto\, lo elemosinava. Voglio stare anch’io sul confine e guardare gli altri. E\, sempre sul confine\, chiedermi qual è dentro e qual è fuori.  (Mario Perrotta)
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SUMMARY:Oblivion: The human jukebox
DESCRIPTION:con Graziana Borciani\, Davide Calabrese\, Francesca Folloni\, Lorenzo Scuda\, Fabio Vagnarelli \nconsulenza registica di Giorgio Gallione \nProduzione World Entertainment Company – BaGS Live \n– \nCinque contro tutti. Un articolato mangianastri umano che mastica tutta la musica e la digerisce in diretta in modi mai sentiti prima. Questo è Oblivion: The Human Jukebox. Alla perversa creatività dei cinque cialtroni più irriverenti del teatro e della Rete si aggiunge\, questa volta\, quella del loro pubblico che contribuirà a creare il menù della serata suggerendo gli ingredienti della pozione. Gli Oblivion hanno in repertorio tutti i grandi della musica italiana e internazionale e sono pronti ad affrontare sfide sempre più difficili a colpi di cazzotti\, mash-up\, parodie\, duetti impossibili e canzoni strampalate. Un flusso di note e ritmi infinito che prenderà vita davanti agli occhi attoniti degli spettatori\, ogni sera\, per una esperienza folle e mai ripetibile. Nessuno spettacolo sarà uguale al precedente. Dai Ricchi e Poveri ai Rapper\, da Ligabue ai Cori Gospel\, da Morandi ai Queen\, tutte le canzoni senza farne nessuna. Uno schiacciasassi che trangugia e livella Sanremo\, X Factor\, Al Bano e Il Volo. La playlist che non hai mai avuto il coraggio di fare\, uno Spotify vivente che provoca scene di panico\, isteria collettiva\, ma soprattutto interminabili richieste di bis! Borciani\, Calabrese\, Folloni\, Scuda e Vagnarelli si incontrano nel 2003 a Bologna dove iniziano a frequentare (ma solo virtualmente) una serie di maestri eccellenti come il Quartetto Cetra\, Giorgio Gaber\, i Monty Python fino a creare un loro stile originale che mescola modernità e tradizione\, vintage e attualità. \n– \nhttps://www.youtube.com/watch?v=5rYpYCVZ_A4
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SUMMARY:La bottega dei giocattoli
DESCRIPTION:di Sandra Novellino e Delia De Marco \ncon Delia De Marco\, Valentina Elia\, Giuseppe Marzio \nRegia di Sandra Novellino e Delia De Marco \nVoci registrate Anna Ferruzzo\, Giovanni Marino \nMusiche originali Mirko Lodedo \nProduzione Teatro Crest \nTeatro d’attore e danza \nEtà consigliata dai 3 anni \nDurata 55 minuti \n– \nUn racconto di giocattoli provvisti di voce e anima\, di notti incantate in cui ad un giovane commesso è permesso di varcare le soglie dell’impossibile e farsi paladino di un universo minacciato da un oscuro padrone senza volto. La bottega dei giocattoli\, in festa per l’imminente Natale\, in realtà nasconde la cupidigia e la crudeltà di un essere a cui non interessa certo la felicità dei bambini ma solo vendere il maggior numero di balocchi. Ed è un bel problema se la prima a finire in una scatola regalo è la bambola di cui il giovanotto è invaghito. Un mondo parallelo che aiuta i bambini a fare esperienza di emozioni\, imparando a non perdere “la bussola”\, passando dalla gioia alla delusione\, dalla malinconia all’allegria\, dall’amore al risentimento. Una città solitamente notturna\, perché vive nel profondo dei sentimenti. Non solo infantili.  \nPerché vederlo:  \ndestinato ai bambini più piccoli\, il lavoro è l’esito di un percorso avviato da un gruppo di attrici e di insegnanti di scuola materna intorno al linguaggio teatrale più efficace rispetto ad un’utenza così particolare e impegnativa\, per verificare linguaggi e tecniche di lavoro che\, ovviamente\, lasciano poco spazio alle parole a favore di immagini\, musica e… gioco. Lo spettacolo prende corpo anche dalle musiche originali di Mirko Lodedo\, vero tappeto sonoro di azioni\, danza e racconto.  \nNOTE SULLA COMPAGNIA: \nIl Crest nasce a Taranto nel 1977 e\, con Gianni Solazzo e Mauro Maggioni prima e Gaetano Colella poi\, porta avanti in un ambiente difficile – sia socialmente che culturalmente – un discorso teatrale coerente e innovativo\, raccontando vite complicate\, sogni ostinati\, incontri tra culture e condizioni differenti\, cercando di coniugare i linguaggi della tradizione con quelli della ricerca teatrale contemporanea. \n(photo credit: Marco Caselli Nirmal)
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SUMMARY:Macbeth
DESCRIPTION:di William Shakespeare \nregia Franco Branciaroli \ncon Franco Branciaroli e Valentina Violo \ne con Tommaso Cardarelli\, Daniele Madde\, Stefano Moretti\, Livio Remuzzi\, Giovanni Battista Storti\, Alfonso Veneroso \nProduzione CTB Centro Teatrale Bresciano – Teatro de Gli Incamminati \n– \nIl “Macbeth” parla di un mondo esterno in guerra\, dove caratteristiche come efferatezza e sete di sangue\, al pari del coraggio\, sono ritenute virtù\, in quanto preservano il mondo “interno” della corte\, una società patriarcale civilizzata regolata da leggi divine. La violenza che si applica all’esterno non vale per l’interno\, altrimenti tutto salta e tra il dentro e il fuori non c’è più differenza\, tutto diventa guerra. Macbeth sceglie di portare la violenza all’interno. Se in più anche la parte femminile si snatura e prende caratteristiche maschili\, allora il caos è totale. Macbeth viene infatti “sedotto” all’ambizione dalle streghe\, che storicamente rappresentano la minaccia al mondo patriarcale\, e indotto all’assassinio da sua moglie\, che viola il suo ruolo sociale di donna agendo come agirebbe un uomo. Ma il dramma è ancora più complesso e tremendo: Macbeth\, uccidendo il re\, il “padre”\, il divino\, uccide la sua stessa umanità ed entra in una dimensione di solitudine dove perde tutto\, amore\, ragione\, sonno\, scopo di vivere. In più\, la sua vittoria è sterile perché non ha eredi\, e questa sua rinuncia alla sua umanità servirà solo a passare il trono al figlio di un altro. Il “Macbeth” è la tragedia del male dell’uomo\, della violazione delle leggi morali e naturali e dell’ambiguità\, del caos\, della distruzione che ne consegue. (Franco Branciaroli)
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