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SUMMARY:Lo chiamavano Jeeg Robot
DESCRIPTION:In una Roma presa di mira da alcuni attentati\, attribuiti dai mass media a vari movimenti estremisti\, Enzo Ceccotti\, un ladruncolo di Tor Bella Monaca\, viene inseguito da due poliziotti per aver rubato un orologio; la fuga prosegue fino alle rive del Tevere sotto Ponte Sant’Angelo\, dove Enzo\, dopo essersi buttato nelle acque\, entra a contatto con delle sostanze radioattive contenute in alcuni bidoni nascosti sotto il livello del fiume. Dopo una notte passata in preda alla febbre\, il mattino dopo si sveglia come nulla fosse. \nUscito di casa va a parlare con Sergio\, uno dei membri della banda criminale guidata da Fabio Cannizzaro\, detto Zingaro\, per vendergli l’orologio. Sergio decide di portarlo con sé per un altro lavoro: recuperare della cocaina portata a Roma da due fratelli extracomunitari che l’avevano ingerita. Arrivati a casa per prendere l’occorrente\, Enzo incontra la figlia di Sergio\, Alessia\, una ragazza con evidenti problemi psichici ossessionata dall’anime Jeeg robot d’acciaio\, il cui mondo confonde con quello reale. Condotti i due fratelli al nono piano di un palazzo in costruzione\, uno muore per overdose\, dovuta alla rottura di uno degli ovuli contenenti la cocaina nel suo stomaco\, mentre l’altro si getta su Sergio\, che ha la peggio e muore. Nello scontro\, Enzo viene colpito da un proiettile sparato dal corriere della droga e cade giù dal palazzo\, ma poco dopo si rialza senza problemi.
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SUMMARY:Fuocoammare
DESCRIPTION:Durata: 108’\nGenere: DOCUMENTARIO\nRegia: Gianfranco Rosi \nGianfranco Rosi è andato a Lampedusa\, nell’epicentro del clamore mediatico\, per cercare\, laddove sembrerebbe non esserci più\, l’invisibile e le sue storie. Seguendo il suo metodo di totale immersione\, Rosi si è trasferito per più di un anno sull’isola facendo esperienza di cosa vuol dire vivere sul confine più simbolico d’Europa raccontando i diversi destini di chi sull’isola ci abita da sempre\, i lampedusani\, e chi ci arriva per andare altrove\, i migranti. Da questa immersione è nato il documentario che racconta la storia di Samuele che ha 12 anni\, va a scuola\, ama tirare con la fionda e andare a caccia. Gli piacciono i giochi di terra\, anche se tutto intorno a lui parla del mare e di uomini\, donne e bambini che cercano di attraversarlo per raggiungere la sua isola. Samuele e i lampedusani sono i testimoni a volte inconsapevoli\, a volte muti\, a volte partecipi\, di una tra le più grandi tragedie umane dei nostri tempi. \nORSO D’ORO\, PREMIO DELLA GIURIA ECUMENICA\, AMNESTY INTERNATIONAL FILM PRIZE BERLINER AL 66. FESTIVAL DI BERLINO (2016).
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SUMMARY:Fiore
DESCRIPTION:REGIA: Claudio Giovannesi \nATTORI: Daphne Scoccia\, Josciua Algeri\, Valerio Mastandrea \nDURATA: 110 Min \n– \nTRAMA: \nCarcere minorile. Daphne\, detenuta per rapina\, si innamora di Josh\, anche lui giovane rapinatore. In carcere i maschi e le femmine non si possono incontrare e l’amore è vietato: la relazione di Daphne e Josh vive solo di sguardi da una cella all’altra\, brevi conversazioni attraverso le sbarre e lettere clandestine. Il carcere non è più solo privazione della libertà ma diventa anche mancanza d’amore. Racconto del desiderio d’amore di una ragazza adolescente e della forza di un sentimento che infrange ogni legge. \n– \nRECENSIONE: \n“Fermo\, damme er telefono”. Daphne (Scoccia)\, coltello alla mano\, alza qualche soldo così\, rubando smartphone sotto la metro. Ma la “pacchia” non dura molto: arrestata\, viene portata nel carcere minorile. E qui\, poco a poco\, fa la conoscenza di Josh (Algeri)\, giovane rapinatore anche lui. Due stabili separati\, maschi e femmine non si possono incontrare: la relazione tra i due si alimenta così solo attraverso le occhiate da una cella all’altra\, brevi conversazioni dietro le sbarre e lettere clandestine.Ha un bello sguardo Claudio Giovannesi\, che dopo Alì ha gli occhi azzurri e Wolf prosegue nel suo percorso debitore dei vari Pasolini\, Truffaut e Dardenne per raccontare quanto\, oltre alla libertà\, il carcere diventi anche privazione di altro. Segue da vicinissimo questa ragazzina (l’esordiente\, bravissima Daphne Scoccia\, scoperta dal regista in un ristorante di Monteverde a Roma)\, non ha bisogno di chissà quali preamboli per introdurla allo spettatore che\, solo più avanti\, avrà modo di comprenderne il background\, ovvero quando il padre (Valerio Mastandrea)\, da poco uscito di galera dopo qualche anno\, viene a trovarla in prigione.Prison-movie e teen-movie convivono in maniera anomala e a tratti violenta: tensioni\, frustrazioni\, moti dell’animo e sbalzi d’amore diventano il basso continuo attraverso cui Giovannesi\, bravo a non cedere mai alle tentazioni dell’enfasi\, traccia le sonorità vive di un’esistenza turbolenta ma non necessariamente priva di speranza. Solo verso il finale\, forse\, rischia di confondersi un po’\, dubbioso sulla strada da intraprendere. Ma è un peccato veniale\, che nulla toglie ad un film “vero”\, nell’accezione più sincera del termine. Capace di regalare allo spettatore le stesse boccate d’aria fresca che Daphne cattura a pieni polmoni quando\, in macchina\, raggiunge il mare con il padre e la nuova famiglia di lui. Mare che\, a differenza di quanto avvenne con il Jean-Pierre Léaud de I 400 colpi\, non limiterà l’incedere della ragazza. Ma sarà anticamera di una fuga tanto incosciente quanto liberatoria\, mossa dalla forza di un sentimento capace di infrangere ogni legge. \nValerio Sammarco
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SUMMARY:Cafè society
DESCRIPTION:Durata: 96′\nGenere: COMMEDIA\nRegia: Woody Allen\nAttori: Jesse Eisenberg\, Kristen Stewart\, Jeannie Berlin\, Steve Carell\, Blake Lively\n–\nTRAMA:\nNew York\, 1930. Bobby Dorfman ha sempre più difficoltà a destreggiarsi tra i genitori litigiosi\, il fratello gangster e la gioielleria di famiglia. Bobby\, infatti\, sente che ha bisogno di un cambiamento radicale e decide di tentare la fortuna a Hollywood. Si trasferisce così a Los Angeles\, dove trova un impiego come fattorino grazie al potente zio Phil\, agente cinematografico\, si innamora immediatamente di Vonnie\, una ragazza bella e divertente\, purtroppo già fidanzata\, e stringe amicizia con Rad\, proprietaria di un’agenzia di modelle\, e con suo marito Steve\, un ricco produttore. Quando Vonnie viene lasciata dal fidanzato\, Bobby\, che si era già rassegnato a dividere con lei un semplice rapporto di amicizia\, vede l’opportunità di cambiare finalmente la sua vita\, ma alla proposta di sposarlo e trasferirsi a New York\, la donna seppur tentata\, manda all’aria i piani. Bobby con il cuore in frantumi\, torna a New York dove inizia a lavorare per il fratello Ben\, che nel frattempo gestisce un night club. Bobby mostra un talento naturale come impresario\, e promuove rapidamente il club\, ribattezzato con il nome “Les Tropiques”\, rendendolo uno dei più frequentati della città. Rad gli presenta la bella e mondana Veronica e lui la corteggia Café Society assiduamente. Anche se il suo interesse per Vonnie non è mai svanito\, quando Veronica gli rivela di essere incinta\, si sposano ed iniziano una vita veramente felice insieme. Tutto sembra andare a gonfie vele per Bobby fino alla notte in cui Vonnie si presenta a “Les Tropiques”…\n–\nRECENSIONE:\n“E ora non dite che Woody Allen fa sempre lo stesso film. Prima o poi ci siamo cascati tutti ed è vero che se sforni un titolo l’anno non sempre sono capolavori. Però con ‘Café Society’ il grande newyorkese torna davvero alla sua forma migliore\, quella di grandi film ‘al passato’ come ‘Radio Days’\, ‘Zelig’ o ‘La rosa purpurea del Cairo’. E rimescolando il solito mazzo di carte infallibili comunica un senso di rimpianto per un’epoca irripetibile che non sfocia nell’elegia solo perché è e resta una commedia. C’è il jazz\, c’è l’America anni 30\, c’è una famiglia ebrea soffocante e insieme adorabile (Woody ormai guarda alle cose della vita con la serena indulgenza dei suoi 80 anni)\, ci sono le trappole del destino e i dilemmi della morale. Insomma il meglio dell’Allen di oggi e di ieri\, in un film ambientato 80 anni fa ma più vicino di tanti lavori al presente. Jesse Eisenberg\, sempre più sorprendente (…) film tutto sotto-traccia\, che lascia intendere sempre più di quanto spieghi. Il tono infatti è brillante. Le conseguenze saranno drammatiche\, anche se pochi lo sapranno. Dettaglio chiave: nulla di ciò che accade è di per sé comico\, è lo sguardo di Woody\, cioè il nostro\, a cogliere l’ironia involontaria e a volte tragica delle situazioni. (…) Perché «la vita è una commedia scritta da un sadico»\, come dice Bobby\, e il massimo sadismo è non darle nemmeno un vero finale lasciando ognuno nel suo brodo. È il lato “filosofico” dell’ultimo Allen\, esplicito in film come Irrational Man\, e sapientemente fuso con l’intreccio in affreschi più ampi come questo. Anche se qui la vicenda centralesi sfrangia in una serie di sottotrame solo apparentemente secondarie. (…) ‘Café Society’ corre verso un epilogo di gusto molto contemporaneo che lascia tutti sospesi sull’orlo dell’abisso\, personale e globale (gli anni 30 volgono al termine\, la guerra è alle porte). Suprema ironia\, questo film sulle Majors di una volta è prodotto da Amazon e dominato da un attore lanciato dal ruolo di Mark Zuckerberg. Ogni film in costume parla del presente.”\n(Fabio Ferzetti\, ‘Il Messaggero’\, 29 settembre 2016)
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SUMMARY:La felicità è un sistema complesso
DESCRIPTION:Durata: 117’\nGenere: COMMEDIA\nRegia: Gianni Zanasi\nAttori: Valerio Mastandrea\, Hadas Yaron\, Giuseppe Battiston\, Filippo De Carli\, Camilla Martini \n– \nEnrico Giusti avvicina per lavoro dei dirigenti totalmente incompetenti e irresponsabili che rischiano ogni volta di mandare in rovina le imprese che gestiscono. Lui li frequenta\, diventa loro amico e infine li convince ad andarsene evitando così il fallimento delle aziende e la conseguente perdita di migliaia di posti di lavoro. È il lavoro più strano e utile che potesse inventarsi e non sbaglia un colpo\, mai. Ma una mattina un’auto cade in un lago e tutto cambia. Filippo e Camilla\, due fratelli di 18 e 13 anni\, rimangono orfani di un’importante coppia di imprenditori. Enrico viene chiamato col compito di impedire che due adolescenti possano diventare i dirigenti di un gruppo industriale d’importanza nazionale. Dovrebbe essere il caso più facile\, il coronamento di una carriera\, ma tutto si complica e l’arrivo inatteso della fidanzata straniera di suo fratello rende le cose ancora più difficili. \nZanasi e i suoi eccellenti attori allestiscono un sorridente e a tratti esilarante ‘mystery’ interiore fatto di figli senza padri e di buffoni senza più Re\, in cui tutti prima o poi devono fare i conti con le bugie che raccontano a se stessi. (…) Zanasi si conferma uno dei nostri pochi registi ancora capaci di raccontare con finezza i gruppi\, le famiglie\, le società.” (Fabio Ferzetti\, ‘Il Messaggero’\, 23 novembre 2015)
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SUMMARY:La pazza gioia
DESCRIPTION:Durata: 116′\nGenere: COMMEDIA\nRegia: Paolo Virzì\nAttori: Valeria Bruni Tedeschi\, Michela Ramazzotti \nBeatrice Morandini Valdirana è una chiacchierona istrionica\, sedicente contessa e a suo dire in intimità coi potenti della Terra. Donatella Morelli è una giovane donna tatuata\, fragile e silenziosa\, che custodisce un doloroso segreto. Sono tutte e due ospiti di una comunità terapeutica per donne con disturbi mentali\, entrambe classificate come socialmente pericolose. La loro imprevedibile amicizia porterà a una fuga strampalata e toccante\, alla ricerca di un po’ di felicità in quel manicomio a cielo aperto che è il mondo dei sani. \n“(…) uno dei più bei film italiani della stagione (e non solo) (…).\n Applauditissimo a Cannes\, dove tutti hanno riconosciuto all’istante il Dna della grande commedia italiana” (Fabio Ferzetti\, ‘Il Messaggero’\, 15 maggio 2016)
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SUMMARY:Caffè filosofico
DESCRIPTION:Equofrignano\, Università Libera Età Natalia Ginzburg e Rocca di Pace\n“ECOLOGIA DELLA MENTE”\nIngresso libero\nConsumazione facoltativa presso il bar del Cinema Teatro Mac Mazzieri €5\nConservando il biglietto de “La pazza gioia” prezzo ridotto € 15\nallo spettacolo di prosa della Stagione teatrale del Mac Mazzieri
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